Summer Trend 2019
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Summer Trend 2019

Quali saranno i “Trends” di questa estate, targata 2019, che fatica ad esplodere e a farsi sentire sulla pelle ma, ormai, è lì lì per arrivare, per quanto riguarda i profumi, la cura del corpo, i trucchi e tutti i prodotti che sono elogio e promessa di bellezza? In realtà, ecco il colpo di scena, se facciamo una passeggiata a ritroso nel tempo scopriremo che uomini e donne di ogni millennio hanno sempre ricercato l’odore e i colori dell’amore perché, in ogni scelta o volontà di piacersi e piacere, siamo stati, siamo e saremo, contemporaneamente, prede e cacciatori. Ma vi sveleremo ancora di più e, cioè, che la stessa persona può essere “eau de parfum”, persistente, “eau de toilette”, fuggevole, “acqua di colonia”, evanescente, a seconda della persona che incrocia sul suo cammino. Per chi la annuserà come se fosse un eau de parfum, sarà amore con la A maiuscola; per chi lo farà come se fosse eau de toilette, un flirt come tanti, e per chi, infine, come acqua di colonia, amicizia tout court. Dopo questa divagazione sentimental-olfattiva penetriamo, mai verbo fu più adatto, nella storia del profumo e della bellezza a 360° che, come potete ben immaginare, camminano di pari passo. Yves Saint Laurent diceva: “Il profumo è il fratello del respiro” e i siciliani di un tempo, ancora lo si dice a Lampedusa, come chiamavano l’oggetto-soggetto del loro respiro? Ciatu. Quindi il profumo è un “ciatu” personalizzato, fatto spesso di ricordi, che diventa universale perché la stessa fragranza, piacendo a molti, diventa patrimonio di tutti. Il profumo è seduzione, piacere, vitalità, estro, identità, sacralità, benessere; è uno, nessuno e centomila, anzi centomila in uno. Ma il tempo di salire sulla macchina del tempo, che ci porterà a spasso nei secoli, è arrivato. Non si può datare con certezza la prima volta in cui lo si utilizzò, di sicuro, però, oli e aromi essenziali hanno sempre giocato un ruolo di primo piano tanto nelle pratiche religiose, quanto nell’arte più profana della seduzione. È sicuramente l’antico Egitto a fare da apripista e fornirci la prima vera testimonianza dell’utilizzo del profumo, considerato emanazione del “sudore divino” e intermediario fra il mondo terreno e l’altrove. Nato nei templi, presente in tutti i rituali, partecipava a ogni tappa della vita umana, dalla nascita fino al trapasso con i riti dell’imbalsamazione. Uno dei personaggi più affascinanti di questa civiltà e dell’antichità, che potrebbe essere ai nostri tempi una “influencer” con milioni di follower, è senza dubbio Cleopatra, dotata di intelletto, cuore e vagonate di charme, tanto da far cadere ai suoi piedi da Giulio Cesare a Marco Antonio. Tanti gli aneddoti legati alla Regina, uno dei più curiosi è quello secondo cui faceva profumare le vele delle sue navi affinchè, al soffio del vento del Nilo, diffondessero al suo passaggio le fragranze che lei amava. La sua essenza preferita era il gelsomino, ma non disdegnava le rose, tanto è vero che accoglieva i suoi amanti in una stanza cosparsa di petali di rosa dove bruciavano incenso ed erbe aromatiche, e un unguento a base di Mirto, la pianta sacra a Venere. In base a quanto scritto, quindi, quali profumi avrebbe amato? Jasmin Noir di Bulgari, Blumarine Rosa, J’Adore di Dior, per citarne solo alcuni. Cleopatra, inoltre, era solita anche sottoporsi a trattamenti di bellezza, in primo luogo il bagno e per rendere la pelle tonica si faceva preparare un decotto da disperdere nell’acqua calda a base di timo, rosmarino, lavanda, origano, chiodi di garofano e noce moscata. Per ammorbidirla, invece, un altro a base di orzo, fave, riso, rosmarino, salvia e finocchio. Ma, scavalacando e cavalcando i secoli, si racconta che gli stessi decotti fossero usati dalla cortigiana francese Ninon de Lenclos , ispiratrice di Voltaire e amata dal principe di Condè, nota per la sua bellezza e la sua pelle chiara e priva di imperfezioni. Una chicca per gli uomini, legata a Giulio Cesare, è l’unguento Telinum, l’olio con cui amava profumarsi, dal forte odore di citronella. Profumo consigliato potrebbe essere Dior Homme Sport o Sauvage sempre di Dior. Il re persiano Ciro, invece, prediligeva il seme di cardamomo e la mirra, quindi per lui Intenso di Dolce e Gabbana. Tra gli amanti dei profumi in pole position anche i Greci che credevano nell’esistenza di esseri divini capaci di rivelarsi attraverso aromi ed essenze, creazione degli stessi dèi. Come per gli antichi egizi, il profumo li accompagnava in tutti i passaggi della vita: nascita, matrimonio e morte. Quelli utilizzati da tutti i popoli del Mediterraneo antico, dai Greci, dai Romani e dagli Arabi, erano a base oleosa, in quanto avevano lo scopo di proteggere la pelle arsa dal sole. A questa base oleosa si aggiungevano aromi quale la mirra, l’incenso, l’aloe, molto in voga ai nostri giorni. Anche altri fiori furono utilizzati in ambito musulmano, come le zagare. Si trattava comunque sempre di profumi a base acquosa, stante il divieto islamico in materia di alcool. A partire dal XVI secolo fu Caterina de’ Medici a portare la profumeria in Francia e, infatti, andando sposa ad Enrico II di Valois, portò con sé il proprio profumiere, Renato (o Réné) il Fiorentino. La nascita della moderna arte profumiera avvenne a cavallo fra il Seicento ed il Settecento con la nascita de l’Acqua di Colonia dell’italiano Giovanni Maria Farina evoluzione dell’Aqua Mirabilis, che si diceva in grado di guarire tutti i mali, del piemontese Giovanni Paolo Feminis e con lo sviluppo di nuovi centri produzione come la profumiera di Grasse, grazie alle estese coltivazioni di fiori, o come il sud Italia per la grande presenza di agrumi e spezie coltivate ed esportate in tutta Italia ed Europa, primo fra tutti il bergamotto e il suo olio essenziale, divenuto ingrediente base di tutti i profumi moderni. Successivamente, nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento, la varietà delle essenze disponibili aumentò, grazie alle esplorazioni geografiche e al colonialismo, ecco che comparvero sulla scena profumi come la vaniglia, l’ylang ylang, il Vetiver, il Tea Tree, coltivati nelle colonie europee dall’Africa all’Indonesia. Un’ultima rivoluzione avvenne nel 1921 quando Coco Chanel aprì la starda ai profumi prodotti da maisons di abbigliamento, pelletterie e altri campi del lusso, anzichè da ditte specializzate. Quella nel settore cosmetico è stata infatti la prima applicazione del principio del total brand, dell’uso, cioè, di un marchio nato in un settore per prodotti appartenenti ad altri settori merceologici. Un trend di ieri, che è ritornato oggi, è quello dei cosmetici profumati come il Kyphi, già conosciuti e utilizzati dagli Egizi circa 5000 anni fa, come attestato da rinvenimenti archeologici nel sito di Luxor. La ricercatrice francese Sandrine Videault ha lavorato per anni nel tentativo di ricreare il mitico aroma ed è riuscita a portare a termine il suo compito solo grazie all’aiuto dello storico greco Plutarco secondo cui il Kyphi aveva il potere di ” favorire il sonno, aiutare a fare dei bei sogni, rilassare, spazzare via le preoccupazioni quotidiane, dare un senso di pace”. Tra i numerosi ingredienti utilizzati per la sua preparazione sono inclusi: il pistacchio, la menta, la cannella, l’incenso, il ginepro e la mirra. Secondo i documenti storici il profumo era applicato dagli Antichi Egizi sui capelli e nelle parti intime, per migliorare la loro vita sessuale. Nel Medioevo, tutte le conoscenze che si avevano in Europa del lontano Catai, l’odierna Cina, si basavano sulle memorie di Marco Polo, raccolte in un libro intitolato Il Milione; ma la storia dello stretto rapporto tra profumi, aromi, fiori e cultura orientale giunge a noi attraverso miti e leggende di grande poesia e suggestione. Secondo un detto cinese, le ragazze più belle della Cina hanno un corpo molto profumato e per questo motivo si usava dare alle figlie, sin dall’età di due o tre anni, delle bevande aromatiche nella speranza che crescessero avvenenti e odorose. La formula della “pozione di bellezza” profumata viene descritta nell’antico libro “Mille Rimedi d’Oro” ed è fatta di olio essenziale estratto dalle foglie essiccate di patchouli. Oggi la scelta potrebbe cadere su Opium di YSL, Chanel N.5, Gucci Guilty. Il Giappone, a sua volta, ha una gran varietà di profumi: quello dei fiori di ciliegio che cadono in primavera, quello dei boschi nei pressi dei templi shintoisti o buddisti come l’aroma dell’incenso (koh in giapponese) protagonista del Koh-do, quello del tè verde, la bevanda più diffusa nel paese. Profumi consigliati, Au Thè Blanc di Bulgari e Chance di Chanel. I canoni della bellezza giapponese non sono cambiati nei secoli e la tradizione vuole la figura femminile pallida e snella, con lunghi capelli di seta, ingentilita da un buon portamento e dalla perfetta conoscenza dell’ikebana, l’arte dei fiori. Nella “fiaba di Genji” Lady Kaoru emana un profumo celestiale. Quando lo scrittore giapponese Yasushi Inoue si recò a Kashgar e chiese agli abitanti più anziani del villaggio notizie su Xiang Fei, gli fu risposto che “il suo aroma corporeo era lo stupendo profumo del fiore di saso”, l’ulivo profumato. L’inizio del 21° secolo segna una svolta decisiva, il profumo da componente della nostra immagine, scelta identitaria, diventa compagno di viaggio per le nostre evasioni reali e oniriche, esaltatore di positività e alleviatore di malinconia, un ponte per felici relazioni sociali. E il vostro preferito qual è?

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